Fiori d'interno


2019, fotografia digitale, stampa digitale su carta, disegno a matita, 9 fotodisegni, cm 32x21,5, tiratura 1/1

Ci sono persone che si prendono cura dei luoghi. Ci sono luoghi che si prendono cura delle persone. Per me, che fotografo paesaggi e disegno ipotesi, questo spazio e chi vi ha vissuto, hanno una profonda somiglianza: la dedizione.
Germogli, foglie, radici, fuori da ogni previsione, invadono lo spazio con naturalezza. Sono piante medicali, occorre conoscenza, sapienza, perché potrebbero essere nocive, mortali.
Fiori d’interno, come un giardino d’inverno, creature al sicuro dalle intemperie, dai pregiudizi. Esistono stagioni per gemogliare e fioriture impertinenti che fanno da sé: una di questi si chiama Minerva.

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Ilenia D'Ascoli, testo critico, Sansepolcro (AR), 2019:
Roberta Baldaro (Catania, 1975), vive e lavora a Cesena, si occupa di fotografia e disegno. Quando descrive la sua pratica artistica dice con piena cognizione “Sottraggo immagini dal mondo. Certo, sono fotografa, ma il mio è un furto che si sdebita con la matita: è allora che restituisco la refurtiva, un posto nuovo, a conclusione o origine del paesaggio. La fotografia non è la conclusione di un territorio, perimetro o consacrazione di un luogo scelto, la fotografia è solo l’inizio: il disegno ne dilata lo spazio, trabocca oltre ciò che è inquadrato. Così la veduta originale - fotografica - si estende in direzioni inaspettate - disegnate - con fioriture spontanee”. Ed è così anche per la serie "Fiori d’interno" (2019), dove Baldaro volge lo sguardo prima all’epidermide del Palazzo, le sue pareti, le sue superfici, gli elementi architettonici, gli scorci, i paesaggi, per riconsegnarci una lettura intima del luogo che nel solo scatto apparirebbe spoglio e straniante. Dall’immagine invece, in un processo di disvelamento più che additivo, emergono fiori e piante curativi e fatali - arnica e camomilla con proprietà lenitive e rilassanti, Sigillo di Salomone ed Elleboro di base tossici e velenosi ma all’occorrenza terapeutici – suggerendo a chi li osserva in sequenza scenari esistiti o ipotetici, come i personaggi che potrebbero o avrebbero potuto popolarli. In una danza lenta e sapiente, lo scatto fotografico si fonde con il disegno per germogliare nello spazio, un giardino d’inverno ri-animato, con dedizione.