Savio


2017/18, fotografia digitale b/n, stampa su carta, disegno a matita, 20 foto/disegni, diverse dimensioni (cm 40x22, cm 22x16,5, cm 30x22, cm 22x30), tiratura 1/1

Gli orti abusivi sull’argine del fiume Savio vengono abbandonati nei “giorni della merla”. C’è troppo freddo, ma la natura fa da sé, rimedia.
Le architetture spontanee che sorgono qui sono indispensabili: capanni, palizzate e cancelli davanti a proprietà illecite che tentano di resistere alla piena del fiume. Se da una parte il fiume veglia sugli orti, colmo e scontroso, dall’altra spuntano di guardia uccelli esuberanti, arbusti dai frutti nocivi e fiori arruffati e irritanti.
Le bacche velenose si fanno alberi sconosciuti e si stagliano in posa perfetta, come a stilare un nuovo erbario, diventando segnali autorevoli e respingenti. La clematis vitalba infesta, la sua chioma urticante eccede e ripara la sedia del contadino. È detta erba dei cenciosi: strofinandola sulla pelle il mendicante si procura delle abrasioni per impietosire il passante. I pettirossi, che non tollerano intrusioni nel loro territorio, hanno modi prepotenti e gonfiano il torace, facendosi corposi e spavaldi. Resistono le bandiere nere, ingrigite dalle intemperie, e sventolano su terre conquistate ma ingovernabili, mentre il fiume, con il suo andamento ricorrente, distrugge se costretto e protegge per vocazione.
"Savio" fa parte di “Posto nuovo”, un progetto iniziato nel 2011 e sviluppato in diverse narrazioni, in cui si inserisce il disegno che aggiunge elementi allo scatto originale. Il confine tra stampa e disegno diventa labile e celebra l’aderenza tra reale e immaginato, tra paesaggio esterno e interno.

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